Manca poco all’inizio di settembre. E, non so voi, ma io in questo momento sto pensando soprattutto a una cosa: quando arriva l’autunno? Sono andata persino a controllare la data: manca meno di un mese! Dopo questa estate torrida, ammetto che l’idea di vedere sul calendario la parola “autunno” mi ha fatto quasi tirare un sospiro di sollievo.
Ma settembre, in realtà, porta con sé anche un’altra sensazione: quella del nuovo inizio.
È un po’ come gennaio, forse anche di più. Finiscono le vacanze, riparte la scuola, ricomincia il lavoro a pieno ritmo, tornano gli appuntamenti, gli orari, le attività e arriva spesso quella sensazione di avere davanti una pagina nuova.
Anch’io percepisco settembre come un nuovo inizio. Ma proprio pensando a questo, mi sono fatta una domanda.
E se prima di ricominciare ci fermassimo un momento a guardare indietro?
Perché nel frattempo la nostra vita potrebbe essere cambiata. Magari non è successo niente di eclatante. Non abbiamo cambiato casa, lavoro o città e non ci sono stati grandi stravolgimenti. Eppure qualcosa potrebbe essere diverso. I figli crescono e cambiano le loro esigenze. Il lavoro può cambiare, così come i nostri orari e le nostre giornate. Abbiamo iniziato una nuova attività, oppure ne abbiamo abbandonata una. Abbiamo meno tempo per alcune cose e più tempo per altre. Oppure siamo semplicemente cambiati noi.
Ma allora mi chiedo: perché continuiamo a organizzare le nostre giornate esattamente come facevamo prima?

Ci sono abitudini che non abbiamo mai messo in discussione; automatismi così radicati che quasi non li vediamo più: prepariamo la colazione, accompagniamo i bambini, controlliamo lo zaino, facciamo la spesa, sistemiamo casa, rispondiamo alle email, incastriamo appuntamenti e commissioni. E magari siamo diventati bravissimi a fare tutto.
Ma siamo sicuri che tutto quello che facciamo sia ancora necessario?
Per esempio, se abbiamo dei figli, può succedere di continuare a fare per loro alcune cose anche quando non ce ne sarebbe più bisogno. Preparare, ricordare, controllare. Lo facciamo perché lo abbiamo sempre fatto. Poi un giorno ci accorgiamo che nostro figlio è cresciuto e che forse potrebbe prepararsi lo zaino da solo.
Non è una grande rivoluzione. È una piccola cosa. Ma dietro quella piccola cosa c’è un cambiamento: la vita è andata avanti e anche il nostro modo di organizzarla può andare avanti con lei.

E lo stesso può succedere con la nostra casa. Ci sono oggetti che continuiamo a conservare perché appartengono a una fase della nostra vita che ormai è passata. Ci sono spazi organizzati per esigenze che non abbiamo più. Ci sono cose che teniamo perché “potrebbero servire”, anche se da anni non le usiamo.
E forse è proprio questo il punto: non tutto quello che facciamo abitualmente è ancora necessario.
A volte continuiamo a mantenere una certa abitudine anche se la nostra vita è cambiata e quella stessa abitudine non ci è più utile come prima.
Ed è qui che penso al decluttering in un modo un po’ più ampio. Quando parliamo di decluttering pensiamo subito agli oggetti: ai vestiti che non indossiamo più, alle cose accumulate negli armadi, a quello che non usiamo da anni. Ma possiamo fare decluttering anche delle nostre routine.
Possiamo lasciare andare un modo di fare che non ci rappresenta più, un automatismo, un impegno che abbiamo continuato a mantenere per inerzia, un’idea di come dovremmo organizzare le nostre giornate.
Perché anche queste cose occupano spazio non necessariamente fisico, ma spazio nella nostra testa, nel nostro tempo e nelle nostre energie.
A questo punto, se ti va, prova a fare una cosa molto semplice.

Prendi carta e penna o usa il tuo diario e dividi il foglio in tre parti e scrivi:
- Cosa è cambiato.
- Cosa non mi serve più.
- Cosa vorrei fare diversamente.
Metti nero su bianco quello che ti viene in mente. A volte, vedere le cose scritte davanti a noi aiuta a dare un nome a quella sensazione di fastidio che magari ci portiamo dietro da un po’ e che non sappiamo bene da dove arrivi. Poi scegli una sola cosa da cui iniziare. Una non tre!
Per esempio:
Cosa è cambiato: da quando lavoro più spesso da casa, mi accorgo che passo quasi tutta la giornata seduta e mi muovo molto meno di prima.
Cosa non mi serve più: continuare a pensare che l’attività fisica debba per forza significare andare in palestra tre volte alla settimana. In questo momento non riesco a farlo e quella “buona abitudine” è diventata solo un’altra cosa per cui sentirmi in colpa.
Cosa vorrei fare diversamente: trovare un modo più semplice per muovermi durante la giornata.
Da dove comincio: decido di fare una passeggiata di venti minuti dopo pranzo, tre volte alla settimana.
Non è una rivoluzione. È una piccola modifica, ma è adatta alla vita che sto vivendo oggi.
Non dobbiamo necessariamente cambiare tutto. A volte basta accorgerci che qualcosa è cambiato e permettere anche alle nostre abitudini di cambiare insieme a noi.
Forse settembre può diventare il momento in cui ci concediamo di guardare la nostra vita per quella che è oggi e di chiederci se il modo in cui la stiamo vivendo le somiglia ancora.
E io? Cosa è cambiato nella mia vita?
Negli ultimi mesi sono aumentati gli impegni di lavoro e mi sono ritrovata con giornate sempre più piene. Per questo, a settembre, invece di aggiungere nuove abitudini o strategie, voglio provare a fare un po’ di spazio.
La prima cosa che voglio togliere? Il controllo continuo delle email e dei messaggi di lavoro. Non tutto ha bisogno di una risposta immediata, quindi ho deciso di leggerli e rispondere solo in determinati momenti della giornata. Una piccola cosa, ma per me sarebbe già un bel cambiamento.
E tu, cosa potresti lasciare andare questo settembre?
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